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venerdì 19 settembre 2008

Sceicco saudita dichiara: "Topolino? E' un soldato di Satana"

Dopo le telenovelas, nel mirino degli imam sauditi finisce Topolino. Con una fatwa (sentenza religiosa), lo sceicco Muhammad al-Munajid - già diplomatico presso l’ambasciata di Riad a Washington - ha definito Mickey Mouse «un soldato di Satana» e un «impuro corruttore», che per questo merita la morte.
In un’intervista alla televisione «Al-Majd», l’imam ha spiegato che, secondo la legge islamica, il topo «è una creatura repellente e corruttrice», in netto contrasto con l’immagine simpatica che i bambini ne hanno grazie ai cartoni animati di Tom e Jerry e al Topolino della Disney. «Mickey Mouse è diventato un personaggio mitico, anche se, secondo la legge islamica, dovrebbe essere ucciso in tutti i casi», ha sentenziato lo sceicco, che il mese scorso si era distinto per aver definito «sataniche» le Olimpiadi di Pechino.
«La sharia si riferisce al topo come «piccolo corruttore» e dice che è permesso ucciderlo - ha spiegato ancora al-Munajid, secondo quanto si legge sul sito ynetnews - Dice che i topi danno fuoco alle case e che sono guidati da Satana. Il topo è uno dei soldati di Satana». Chissà cosa penserà lo sceicco degli estremisti di Hamas, che sulla loro tv hanno presentato un personaggio molto simile a Topolino (chiaramente violando la legge sul diritto d'autore), utilizzato per incitare i bambini all’odio contro Israele?

ROK Comics, centinaia di fumetti leggibili online gratuitamente

ROK Comics è una società che da qualche anno permette di scaricare sui telefonini una ricca libreria di fumetti originali previa il pagamento di un abbonamento mensile.
Ora ROK ha deciso di rendere buona parte della libreria leggibile gratuitamente online a chiunque e dati i titoli è un’occasione ottima per leggere autori classici e nuovi di alto profilo.
Potete trovare ad esempio Andy Capp, Jeff Hawk, Robin Hood, Beau Peep, Crumb e molti altri.
ROK paga i propri autori sia dividendo i proventi degli abbonamenti che attraverso una percentuale legata al numero di visitatori di ciascuna storia, per cui potreste essere interessati a proporre qualcosa di vostro. Nel caso vi ricordo di passare al microscopio le guide e i contratti che trovate a questo indirizzo e chiedere consiglio a un legale, non si sa mai.

Alla Triennale torna Valentina, l'eroina dei fumetti erotici di Guido Crepax

Se qualcuno avesse bisogno di un'ulteriore conferma di che genio fosse Giovanni Gandini - non molto attrezzato per le cose pratiche, certo, ma quanti geni lo sono? - ecco quello che racconta sua moglie Annamaria a proposito della nascita di un mito del fumetto nostrano, la Valentina di Guido Crepax (in mostra da domenica alla Triennale Bovisa di Milano), nata sulle pagine di Linus, la rivista di Gandini, appunto, nel 1965.
E forse, non fosse stato per il genio di Gandini, Valentina non sarebbe andata molto oltre qualche tavola. Crepax, voleva centrare tutta la futura produzione sul suo fidanzato e protagonista della Curva di Lesmo, il critico d’arte Philip Rembrandt. «Fu Giovanni a dirgli: "Lascia perdere lui, lavora su di lei"», ricorda adesso Annamaria Gandini. «Una dimostrazione del suo fiuto di editore di cui Guido gli fu sempre grato». Visti gli sviluppi vertiginosamente erotici, l’attenzione dettagliata e ossessiva al corpo della sua protagonista e poi delle altre donne delle sue storie a fumetti (Bianca, Anita, ma anche le sadiche baronesse, le maghe incartapecorite dalle mani lunghissime, capaci di toccare e accarezzare e suscitare ogni brivido caldo, e Mmmhhh e Ahhhh che uscivano dalla bocca semiaperta dell’eroina, e inquadrature ravvicinate di dita fruganti e indiscrete, e insomma l’ingresso sfrontato e sfrenato degli amori saffici nel fumetto italiano di grande diffusione, mica gli anfratti editoriali del porno!) è difficile però pensare che anche senza Gandini Crepax non avrebbe finito col virare tutto al femminile, ma chissà. Magari frustrato dall’insuccesso (inimmaginabile che Rembrandt senza Valentina potesse riscuotere consensi), Guido Crepax avrebbe anche potuto mollare l’editoria, il racconto illustrato e fumettato.
In ogni caso, la prima Valentina, quella gandiniana (il giornale passò a Oreste Del Buono nel 1973), si comportò sempre assai meglio della seconda. Per la seconda, che mollò completamente gli ormeggi pudichi dirigendosi sempre più nuda e imbrigliata, lacci, manette, corde, fruste, cinghie, collari, piume, catene dalle parti di Sade, la scusa inventata per proteggerne la reputazione era che quella fosse la sua vita onirica non la vita reale. Per la prima non ci fu bisogno di scuse, perché menò, finché Linus restò nelle mani del fondatore, un’esistenza molto mondana ma molto castigata, almeno. Il perché l’ha raccontato Giampiero Mughini nel suo libro Sex Revolution ed è questo: Linus non navigava nell’oro, e il tipografo che lo stampava senza farsi pagare troppo era anche il tipografo della Curia milanese. Nulla doveva turbare il devoto artigiano, mettendo a rischio il rapporto di lavoro. Quando Crepax, in una tavola, fece traboccare un seno di Valentina dalla scollatura, l’editore lo bloccò: non possiamo permettercelo.
In compenso quella Valentina, cui la mostra dedica le prime stanze, fu una sorta di epitome - riconosciuta, guardata con simpatia, curiosità, ironia, senso d’appartenenza - della tipica giovane signora borghese intellettuale, emancipata, «up to date» della Milano d’allora. I suoi vestiti erano comprati nelle boutique «di grido» (e copiati da Crepax nei particolari più minuti, sicché il lettore li riconosceva: «Ma questo non ce l'aveva su la Picci l’altra sera? È identico!), andava a farsi la messinpiega dalla Lina »; alla mattina, svegliandosi, si lamentava magari di avere fatto tardi «dalla Rosellina », doveva sbrigarsi a finire un lavoro perché non voleva perdersi uno spettacolo del Living, e ne discuteva con l’Umberto « e il Nanni ». Di sinistra, anche nella versione posteriore e osée Valentina fu sempre militante. Ma i militanti, si sa, sono bacchettoni. «Non ti vergogni?», le chiedeva uno, vedendola tutta nuda che scriveva sul muro un gigantesco Viva Trotzky!.
La figlia di Crepax Caterina, con Massimo Gallerani curatrice della mostra, sostiene che è proprio la cura miniaturistica del dettaglio «vero» a tenere insieme le due Valentine, e che in fondo, nonostante il viraggio erotico, suo padre non fosse sostanzialmente cambiato nei gusti, nell’arte. «Noi della famiglia abbiamo capito una cosa fondamentale: gli piaceva copiare gli oggetti. Copiarli, accostarli, scorciarli… Comporli. Aveva tutti questi cataloghi che si faceva venire dall’America, frustini, pendole, sedie a rotelle…». Crepax era uno che guardava. Anche nel senso di «guardone», forse, a vedere la sua minuziosa pornografia. Qualcosa di sé doveva pur darlo, a Valentina, qualcosa di evidente, che marchiasse l’affinità. Ne ha fatto una fotografa, infatti. Le ha affidato il suo sguardo.
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