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martedì 19 agosto 2008

L’universo Marvel in versione scimmiesca

Come fortemente annunciato da più di un anno a questa parte, questo autunno il pubblico americano si troverà di fronte ad uno strano tipo di supereroi: avranno ancora sfavillanti poteri ma non saranno più umani bensì umanoidi decisamente più pelosi. Marvel Apes è infatti il folle progetto dello scrittore Karl Kesel (Superman) per ricostruire le icone Marvel in chiave scimmiesca.
Il Gibbone (creato nel 1972 sulle pagine di Spider-Man) e la giovane Fiona Fitzhugh, un genio brillante ma decisamente poco prudente, si ritroveranno intrappolati nella città di Monkhattan (una New York gorillesca) alle prese con Spider-Monkey, Iron Mandrill e tutti gli altri Ape-Vengers fra gag e rivelazioni scioccanti riguardo all’universo Marvel principale. Uno spin-off che potrebbe rivelarsi azzeccato quasi quanto Marvel Zombies e continuare questo filone divertente inaugurato nel 2005.
Un idea piuttosto valida, ma che ci porta al solito problema della Marvel di Quesada, ovvero tutte le idee sembrano le scopiazzature di vecchie storie e saghe DC, infatti per gli appassionati della casa del bullet l'idea ricorderà terribilmente tutto quel filone di storie partito tra il 1960 e il 1961 da Gorilla Grodd e Gorilla City e che poi ha visto contaminare in modo scimmiesco un pò tutto l'universo scimmiesco e non sempre con splendidi risultati (io ancora rabbrividisco a pensare alla versione gorillesca di Wonder Woman).

Pirate Bay, la IFPI intercetta senza autorizzazione gli IP di chi va sul sito oscurato dall'Italia

La privacy di milioni di italiani, utenti di Pirate Bay o semplici curiosi, potrebbe essere minacciata: è l'allarme che si leva in queste ore da tanti blog e che è già arrivato al Garante per la protezione dei dati personali. Si ingigantisce così il caso del sequestro preventivo adottato in Italia contro Pirate Bay, un motore di ricerca per ritracciare musica, giochi e film, anche illegali. Tutto è nato da una scoperta fatta in contemporanea da Peter Sunde (uno dei gestori di Pirate Bay, il quale è ora indagato dalla Guardia di Finanza di Bergamo) e dal blogger Matteo Flora: i tentativi di connettersi a Pirate Bay sono inoltrati, da alcuni operatori, verso un indirizzo ip particolare, 217.144.82.26/pb, che fa capo a www.pro-music.org. È un sito gestito da Ifpi, associazione dell'industria discografica nel mondo.
È cosa inusuale: al solito, in casi come questo, gli utenti sono re-indirizzati a una pagina della Guardia di Finanza ospitata sui server del loro operatori. È scattato così il sospetto, sul web: di fatto ora i discografici possono sapere chi ha tentato di accedere a Pirate Bay. E quindi, in teoria, possono raccogliere gli indirizzi ip degli utenti, schedarli, e tenerne conto per future possibili azioni legali. Non sarebbe nemmeno la prima volta: una grande incetta di indirizzi ip fu fatta mesi fa, a danno di centinaia di migliaia di italiani, da alcune aziende discografiche, poi bloccate dal nostro Garante della Privacy. Secondo il quale equivaleva a "spiare gli utenti", ne ledeva il diritto alla privacy, ed era vietato. Solo le autorità potevano fare una cosa del genere e solo su ordine della magistratura. Dinanzi a questo ultimo sviluppo, l'Authority per la tutela dei dati personali fa sapere "che la segnalazione è appena arrivata e il Garante assumerà tempestivamente tutte le informazioni necessarie per verificare quanto accaduto".
Il caso Pirate Bay sembra simile a quello della Peppermint - e se così fosse significherebbe che i discografici non hanno perso la voglia di "spiare" gli utenti. Nel provvedimento (ora pubblico) del giudice di Bergamo, che chiede il sequestro di Pirate Bay, non c'è traccia infatti dell'ordine di indirizzare il traffico verso un sito dell'industria discografica. "Non mi stupirebbe se l'iniziativa fosse partita della Guardia di Finanza, che potrebbe aver chiesto ai provider di fare così. Forse ispirata dai discografici. Telecom Italia e 3 Italia hanno ubbidito, altri provider si sono rifiutati", dice Andrea Monti, avvocato tra i massimi esperti di diritto d'autore in Internet e fondatore dell'associazione Alcei, che ha segnalato la cosa al Garante della Privacy.
Nella segnalazione, Monti domanda al Garante se "sia conforme alla normativa sul trattamento dei dati personali:
A) sequestrare una risorsa di rete imponendo a soggetti terzi - gli internet provider - di impedirvi l'accesso, considerato che nel codice di procedura penale non sembra rinvenirsi traccia di una norma che consenta di attuare il sequestro preventivo nei modi stabiliti dall'ordinanza del Gip di cui sopra, traducendosi tale modalità in una illegittima estensione del provvedimento a soggetti estranei al procedimento.
B) Consentire che il filtraggio degli accessi a un dominio - quale che sia - possa essere eseguito dirottando gli accessi in questione verso una risorsa di rete al di fuori della giurisdizione italiana, gestita da soggetti privati con uno specifico interesse economico nel procedimento penale, consentendo a questo soggetto di "andare a pesca" di dati di traffico che potranno poi essere utilizzati nei modi più disparati
".
I discografici, dal canto loro, non arretrano d'un passo: "Ci sembra fuori dal mondo questa difesa dei ladri", dice Enzo Mazza, presidente di Fimi (detto da gente che protegge gente come la sono che per aumentare gli introitti è arrivata a piratare i software di copiatura dei CD, ma i discografici non lo dicono che loro non lo dicono che sono i primi a violare i diritti d'autore, i copyright e i brevetti). "Il sequestro di siti è normale in tutto il mondo. Proprio nei giorni scorsi in Francia c'è stata una decisione identica, di un giudice, contro un sito razzista", (un sito a sfondo xenofobo e che inneggia alla violenza non è proprio sullo stesso piano di uno che diffonde materiale protetto dal diritto d'autore, altrimenti sarebbero vere quelle boiate del governo americano secondo cui il P2P è come il terrorismo. E comunque il problema non è tanto il sequestro, ma il fatto che una lobby industriale raccolga i tuoi dati illegalmente per poi citarti in tribunale, in pratica sta applicando una forma di INTERCETTAZIONE TELEFONICA non autorizzata).
Intanto si organizza la contro offensiva: si diffondono guide per aggirare il blocco di Pirate Bay. I gestori di Pirate Bay, inoltre, stanno preparando il ricorso contro la decisione del giudice.
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