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sabato 14 giugno 2008

Come e quando è nata l’etichetta Super Amici?
Ratigher/Maicol: Come tutti i nostri figli, un pomeriggio al Bar.
Tuono Pettinato: Inizialmente il nostro progetto era solo quello di diventare amici, fare cose insieme, come prendere un gelato, fare scampagnate, gite in canoa, costruire aquiloni e galeoni di stuzzicadenti. Purtroppo per la maggior parte del tempo ci trovavamo in città diverse, a volte per giunta era brutto tempo, e presto notammo che fare queste medesime cose per telefono (al tempo non c’era internet) non era altrettanto divertente, anzi la cosa non era neppure comparabile. Decidemmo allora che avremmo votato le nostre esistenze e le nostre carriere al trasmettere a disegni tutte queste cose che ci riempiono di letizia. Certamente è un bel sacrificio per chi ama la spensieratezza di una giornata al parco o al giardino preistorico, rinunciare all’esperienza diretta per farne racconto per tutti, ma credo sia per questo che sia nata la superamicizia, una forma di meta-amicizia che travalica l’amicizia proprio per raccontare l’amicizia. Ci sentiamo molto soli, spesso.

Qual è la “filosofia” dei Super Amici? In che modo essa si esplica tramite testi e disegno?
R/M:
La filosofia dei Super Amici è passare la maggior parte del tempo al Bar. Soprattutto il pomeriggio, la parte del giorno che maggiormente adoriamo.
TP: C’è così poco spazio nelle storie a fumetti di oggi, per l’amicizia, per lo stare insieme all’aria aperta, il condividere esperienze e seguire un’alimentazione salutare. Se ci fai caso, quasi tutti i fumetti presenti sul mercato accantonano la questione e preferiscono di parlare d’altro, di cose che hanno poco relazione con la nostra effettiva esistenza. Ecco, a noi piaceva poter infondere nuovamente questi valori nelle storie a fumetti, lasciare che queste tematiche si avvertissero nella lettura, indirettamente ma inequivocabilmente presenti. Amicizia, affetto, calore umano, merenda. Tutto questo è sempre stato nel DNA del fumetto, andava solo risvegliato.

Chi sono i Super Amici? Da quali esperienze provengono?
R/M: I vostri Super Amici sono: Ratigher, Tuono Pettinato, Maicol&Mirco, dr. Pira e LRNZ. Ci siamo conosciuti tutti al Bar, più precisamente al Bar dei “bagni Mauro”. Il flipper era rotto e così ci siamo messi a fabbricare una macchina per terremoti con cui abbiamo dato una sonora lezione ai bulli della pinetina.Da quel giorno non hanno più messo le panchine. In piedi quando ci sono i Super Amici!
TP: Verso il finire dello scorso millennio, in occasione di una settimana del fumetto indetta da Confindustria, si sono trovati attorno a un tavolo le allora superpotenze del fumetto fotocopiato: io e Ratigher del Gruppo DonnaBavosa, Pira della holding Fumetti della Gleba, e Maicol e Mirco del gruppo societario Petrolio. Elaborammo quindi, sotto consiglio del nostro cinico responsabile fusioni & acquisizioni Lorenz, un piano produttivo senza scrupoli per renderci commercialmente più combattivi sul mercato fumettaro internazionale, stilando con fredda determinazione tutte le gag che avremmo poi usato un po’ per ciascuno nelle nostre storie a fumetti negli anni a venire. L’alba di una nuova era per il racconto grafico era alle porte…

Molti di voi collaborano anche con altre etichette e riviste (Donna Bavosa e XL) per tanto non vi si può certo considerare un gruppo chiuso in se, stagno…ciò si ripercuote anche sulle vostre opere (cambi di registro, di formato, di segno…)? Inoltre, è una vostra precisa scelta il non appartenere ad una sola etichetta o è semplicemente un caso?
R/M: Sovente collaboriamo con Mauro dei “bagni Mauro”. C’è chi ricopre il ruolo de “lo sbriciolatore di sabbie” (mansione che svolse anche il celeberrimo Jack London), il “posizionatore di boe” (come già Dumas) e il “riparatore di Tekken 4” (pochi lo sanno, ma è così che si procurava da vivere Chuck Palaniuk).
TP: Nella guerra culturale, se schieri l’esercito, tutti vestiti uguali, tutti in fila accanto, ti beccano subito. Bisogna fare della guerriglia culturale, invece, sparpagliarsi culturalmente, far finta che non ci si conosce e fare un po’ gli gnorri, sempre culturalmente. Strisciare carponi culturalmente e nascondersi culturalmente nella boscaglia culturale, o dietro la palma culturale della giungla culturale,attendendo il momento strategico per contrattaccare, culturalmente parlando. Sorprendere è sempre salutare: ti cercano a letteratura e sei a saggistica, poi sono certi di averti visto ad autobiografismo ma sei già a fantascienza/horror. Senza contare che disegnare sempre le stesse cose alla lunga annoia.

A proposito di XL, tutti e tre fate parte del gruppo IUK. Come è nato? Quali sono le sue finalità?
R/M:
Quando hanno aperto il Bar interno alla sede della Repubblica, mai si sarebbero aspettati che sarebbe stato teatro della nascita di una nuova e forte congrega di scapoli dinamitardi quali noi. Niente più panchine nemmeno per Ezio Mauro (tò, un omonimo). In piedi quando ci sono i Super Amici!
TP: Qua siamo più o meno tutti domiciliati presso la pazza rubrica di XL. L’obiettivo di tutti è ottenere l’accesso illimitato al frigobar, storicamente la massima gratifica che Repubblica elargisce ai suoi collaboratori più fedeli. Se mai esistesse qualcosa di più bello di poter disegnare retribuiti senza censure su un mensile a larga diffusione, circondati da altra gente parimenti sballata, beh, sarebbe decisamente un frigobar illimitato.

C’è un certo snobismo attorno ai fumetti pubblicati da XL, ad alcuni non è chiaro il senso dell’operazione, che viene quasi vista come uno svendersi del fumetto underground italiano. Anche se è solo un’ opinione di pochi, cosa rispondete?
R/M: Prima fila ai “bagni Mauro” gratis, tamarindi e gazebo sempre liberi, chiavi della gettoniera del flipper sempre al collo. Il nostro posto al sole ce lo siamo guadagnato e nessuno ce lo toglierà, nemmeno quelli della pinetina.
TP: In passato la gente ha riso anche della ruota, della penicillina e del biplano! Ah, lascia che ridano! Per quel che mi riguarda, quest’esperienza non è altro che la possibilità di mostrare a quante più persone, senza compromessi, a colori e a cadenza periodica, quanto riesco ad essere stupido con le mie storielle.

Hobby Comics è la nuova rivista dei Super Amici. Potete parlarcene?
R/M:
Aspettatevi: pirati, zombi, robot, dinosauri, faraoni, faraone, gemelli del potere, sottomarini, maledizioni, tesori nascosti, sepolture parziali, sepolcri rimossi, aeroporti sepolti, meteore, raudi, slitte spazio-temporali, amici di penna, spingarde, gonfaloni, giri di chiglia, merli, bastioni, catapulte, spadoni, guglie, internet, inglese, itler, ruspe, investigatori alcoolizzati, scimmie maggiordomo, struzzi, palombari, scimmie portiere, cavalli e draghi di fuoco, piramidi, ziggurath, teletrasporto, Mauro, flipper, scimmie a forma di cavalli di fuoco... L’unica cosa che non troverete sono le panchine. In piedi quando ci sono i Super Amici!
TP: Che bello Hobby Comics, ne siamo molto orgogliosi. In esso confluiscono i migliori risultati della nostra superamicizia telepatica. Tutto di Hobby Comics è sinonimo di spensieratezza e progresso col sorriso. Purtroppo non posso dirti di più, perché al momento la nostra redazione è sotto inchiesta per falso in bilancio, ma ti assicuro che il futuro prospetta mille nuove caleidoscopiche storie di simpatia per questa nostra creaturina editoriale!

Cos’altro hanno in cantiere i Super Amici?
R/M: Un cartone animato, uno speciale porno in edicola, un party in un castello.
TP: Sarebbe interminabile la lista di cose che ognuno di noi si ripromette di portare a termine prima di schiattare.Ratigher vorrebbe ristrutturare con le sue mani un casolare nella campagna toscana, meglio se accanto a quello di Sting. Maicol e Mirco stanno ottenendo le prime soddisfazioni professionali dal kendo e dalla produzione di vasellame in terracotta, discipline che praticano da poco tempo ma nelle quali non mancano di applicare la loro solita intraprendenza. Lorenz ha una serie di lettere di lamentele che un giorno vorrebbe poter gettare sul pentagono. A me basterebbe riuscire a completare la discografia dei Supertramp in cd.

Qual è il rapporto con le altre realtà del fumetto indy italiano (Self Comics, Canicola, I Cani…) ?
R/M:
Siamo amici di tutti. Siamo super amici di Paper Resistence e Paolo Parisi.
TP: Siamo tutti bestioline sociali. Quando ci danno poi degli spazi comuni, con la moquette e i divanetti, come all’ultimo Lucca Comics all’area Self, allora veramente impazziamo. Quando c’è da ripartire, a salutare tutti è uno struggimento, e non si finirebbe mai, a volte capita che ti sfugge qualcuno e sulla via di ritorno ci ripensi e ti mordi le nocche delle mani. Generalmente siamo molto attenti a quel che fanno gli altri gruppi di fumettari sotterranei come noi. È sempre simpatico condividere i tavolini e scambiarsi idee e pennarelli. A volte però con questa scusa rifiliamo loro i pennarelli finiti. Che birbe!

Cosa ne pensate, fumettisticamente parlando, di questi anni 2000? Li ricorderemo con nostalgia o con vergogna?
R/M: Gli anni 2000 ci hanno tradito: niente macchine volanti, niente teletrasporti, niente protesi cyborg. Si fottessero.
TP: Beh, cerchiamo di pensare in positivo, dall’inizio di questo nuovo millennio, di cose carine, almeno per noi, ce ne sono state. Anche solo col fumetto fatto da sbroccati per altri sbroccati che, oltre a uscire dagli ambiti abituali, conquista la grande diffusione, non possiamo lamentarci. Certo che per arrivare al 3000 di tempo ce ne corre, cercheremo di farci trovare preparati per questa nuova avvincente sfida col fumetto del futuro.Ps – il signor David Clowes avanza l’ipotesi che il progresso del fumetto abbia degli apici ogni 15 anni. Nel 1953 con Mad e la E.C. Comics, nel 1968 il boom del fumetto underground, nel 1983 Raw, Weirdo, Love & Rockets. Se è vero che anche il 1998 ci ha lasciato qualcosa, quali fulgide conquiste ci attendono per il 2013? Ah, vallo a sapere! Direzioni di sviluppo? Io dico la mia: il fumetto per bambini, almeno qui da noi, per ora, non è che se la passi bene…

Quali autori (underground e non) fate riferimento nel vostro stile?
R/M: Tezuka, Clowes, Burns, Segar, Herriman, Corben, Scozzari, Hideshi Hino, Ghermandi, Altan, Magnus, Morrison, Bernet, Otomo, Matt Brinkman, Kirby, Kaz, Cooper, Martìn, Rebuffi, Peroni, Bonvi, Bottaro, Peyo, Tamburini, Mattioli, Nagai, Matsumoto, Pichard, Byrne, Sal e John Buscema, Larsen, Eastman, Bisley, Dillon, Hernandez bros, Reiser, Micheluzzi, Crumb, Liberatore, Pazienza, Leonardi, Ditko, Silvestri, Palumbo, Shirow, Diana, Gould, Beyer, Woodring, Crane, Hagelberg, Brunetti, Wray, Bacilieri, Hart, Jacovitti, Sullivan, Solano Lopez, Gimenez, Watterson, Schulz, Chadwick, Talbot, Veitch, Moore, Brightson, Romita sr. e jr., Davis, Rude, Keith, Mc Farlane, Ware, Bagge, Liefeld.
TP: Ti parlo dei miei: Kaz, Tony Millionaire, Jason, tre umili disadattati geniali che ce l’hanno fatta. In generale fumetto indipendente e d’autore americano, a volontà. Clowes, Schultz, Walt Kelly, Ernie Bushmiller, Mort Walker, Charles Burns, Jordan Crane, Jim Woodring. Edward Gorey. Gianni Loriga. Ti farei anche una lista dei colleghi-amici connazionali, ma rischierei di commuovermi, e mi inibisco!


Questa intervista è dedicata a Giorgino Perozzi, padre di Mauro, gestore dei “bagni Mauro”. Ciao Giorgino, speriamo che ci siano abbastanza chilometri da percorrere la dove ti trovi ora, anche se il traguardo, ormai, lo hai superato da tempo. I tuoi piccoli, fragili, super amici.

Andrea Pazienza a ventanni dalla dipartita

Lunedì sedici giugno saranno trascorsi vent’anni dalla morte di Andrea Pazienza. Un ricordo ancora troppo fresco e vivo per parlarne compiutamente al passato. Del resto basta guardare le tavole di Andrea, sfogliare uno qualsiasi dei suoi lavori per capire che è autenticamente contemporaneo alla nostra vita. Si, perché Andrea Pazienza, come tutti i grandi artisti correva. Correva molto. Ed era avanti rispetto al suo tempo. Per questo oggi, Pompeo, piuttosto che Zanardi ci sembrano personaggi della contemporaneità. Per questo oggi il suo tratto è ancora un tratto da imitare. Un tratto al quale bisogna accostarsi con pudore. Capace di superare la pagina sulla quale è disegnato per uscire fuori e far riflettere, far sorridere e qualche volta anche piangere. Molto spesso arrabbiare. Pura energia creativa. Difficile da incontrare, più difficile da reincontrare.
Andrea Pazienza è stato immenso, è immenso.
Ha vissuto gli anni della sua formazione di ragazzo e di artista a Pescara per poi esprimersi nella sua compiutezza a Bologna ed andare a morire a Montepulciano il 16 giugno del 1988.
Un giorno triste, tristissimo, che ricordo come fosse ieri.
Stefano Benni ha definito Paz “un maestro del disegno e della scrittura moderna”. Il tratto veloce, sicuro, geniale della sua matita o dei suoi pennarelli non era mai un tratto fine a se stesso ma si fondeva con la parola, con la scrittura, anche quando la scrittura non c’era. Occhi che sapevano guardare e che sapevano ancor di più restituire ciò che guardavano. La cristallizzazione di un mondo. Di un modo di esprimersi. Di un mondo che non c’era ancora. Di un mondo che sarebbe arrivato più tardi, con calma e con ritmi diversi da quelli di Andrea.
Andrea Pazienza era bello, di un bellezza senza tempo. Di una bellezza che non ti stanchi mai di leggerla, di guardarla, di viverla. E poi di nuovo di rileggerla, di riguardardarla, di riviverla.
Questo scriveva di se Andrea su Paese Sera il 4 gennaio del 1981.
Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza, ho ventiquattr’anni, sono alto un metro e ottantasei centimetri e peso settantacinque chili. Sono nato a San Benedetto del Tronto, mio padre è pugliese, ho un fratello e una sorella di ventidue e quindici anni.
Disegno da quando avevo diciotto mesi, so disegnare qualsiasi cosa in qualunque modo. Da undici anni vivo solo. Ho fatto il liceo artistico, una decina di personali e nel ‘74 sono divenuto socio di una galleria d’arte a Pescara: “Convergenze”, centro di incontro e di formazione, laboratorio comune d’arte. Sempre nel ‘74 sono sul Bolaffi. Dal ‘75 vivo a Bologna. Sono stato tesserato dal ‘71 al ‘73 ai marxisti-leninisti.
Sono miope, ho un leggero strabismo, qualche molare cariato e mal curato. Fumo pochissimo. Mi rado ogni tre giorni, mi lavo spessissimo i capelli e d’inverno porto sempre i guanti.
Ho la patente da sei anni ma non ho la macchina. Quando mi serve, uso quella di mia madre, una Renault 5 verde. Dal ‘76 pubblico su alcune riviste. Disegno poco e controvoglia. Sono comproprietario del mensile “Frigidaire”. Mio padre, anche lui svogliatissimo, è il più notevole acquerellista ch’io conosca. Io sono il più bravo disegnatore vivente. Amo gli animali ma non sopporto di accudirli.
Morirò il sei gennaio 1984
”.


Mostre ed iniziative in corso su Andrea Pazienza

Montepulciano (Siena)
1 giugno_30 giugno 2008
Museo Civico, Logge della Mercanzia, Cripta della Curia Vescovile.

Roma, Galleria AA.M., via dei Banchi Vecchi, 61
26 maggio_31 luglio 2008

Napoli, libreria evaluna, piazza Bellini
Domenica 15 giugno a partire dalle 21.00
Video e documenti audio rari con protagonista Paz
Partecipano: Mario Punzo, direttore di Comix, Guido Piccoli, giornalista, Daniele Bigliardo, Alessandro Rak, Andrea Scoppetta, Dario Sansone, Ivan Vitolo, Simona Bassano di Tufillo, Paco Desiato, Marcello De Martino, Marco Castiello, Fabrizio Fiorentino, Vincenzo Cucca, Gianluca Maconi, Mariano Fiocco e tanti altri giovani autori napoletani di fumetti saranno impegnati in una session di instant comics in suo omaggio.

Yemen, primo cartoon contro l'uso delle armi

«Ahmed e il gioco della morte», è il titolo di un cartone animato che sarà distribuito presto nelle scuole dello Yemen per educare «bambini e adolescenti» sui rischi legati all’uso di armi nel paese arabo che vanta il non invidiabile record di tre pezzi d’arma per abitante. Lo scrive stamane il quotidiano panarabo al Hayat che cita un’iniziativa della Fondazione Shathub, un organizzazione governativa che si occupa di salvaguardia dell’Infanzia.
Mariam Ibrahim al Shawqi, direttrice di al Shathub, intervistata dal foglio arabo edito a Londra, ha spiegato che l’iniziativa «mira a contenere la diffusione del porto d’armi tra la popolazione, stimata in circa 62milioni di pezzi». Non è chiaro se si tratta d’arma esclusivamente da fuoco oppure la stima include il tradizionale coltello arabo molto diffuso nel paese, ma la cifra rivela appunto di un arma procapite a persona.
Il Cartoon che ha una durata di 20 minuti, è un’illustrazione animata che tratta in termini critici «una tradizione dominante che ha eletto il possesso di un arma come un simbolo di virilità maschile», spiega la direttrice. Nel video che sarà distribuito nelle scuole, si raccontano le vicende di due famiglie; «una che incoraggia i figli a studiare, mentre l’altra educa i suoi piccoli conformemente all’uso corrente, come nel caso del padre di Salem, che sovente porta a casa armi e petardi come regali ai sui bambini. Fino a quando non ai arriva alla morte di salem e il ferimento del suo amico Ahmed, in una delle simulazioni degli adulti che i due erano soliti a giocare».

Un ritorno per la Marvel: Magik!

Aria di ritorni per la Marvel, per la precisione, tra gli X-Men. Anche gli eroi mutanti più famosi del mondo possono morire, ma nell’universo Marvel nemmeno la morte è così definitiva! E tra storie parallele, paradossi temporali e altri sotterfugi, anche un personaggio che ha tirato le cuoia può essere vivo e vegeto o addirittura protagonista di una storia.

Questo è quanto succede a Magik, ovvero Illyana Rasputin, sorella di Colosso. La strega mutante era stata vittima del virus Legacy ed era scomparsa nel numero 7 di X-Men Deluxe di 13 anni fa.

Adesso Magik è riapparsa sempre sulle pagine di X-Men Deluxe e questa nuova apparizione dovrebbe essere solo un preludio ad un nuovo progetto che vedrà la stessa strega tra i protagonisti. Non sappiamo altro riguardo ai piani della Marvel, circola solo quest’immagine, che vi proponiamo.

Casa HowHard, Il fumetto di Baldazzini

Casa HowHard non è un semplice fumetto erotico. È una visione quasi onirica di un mondo possibile ma improbabile: un mondo in cui esistano donne, donne a tutti gli effetti, donne bellissime, che però abbiano il membro al posto della vagina. Baldazzini, con il suo tratto perfetto, ha dato vita a una delle più recondite fantasie (omo)sessuali maschili e forse anche femminili, e racconta episodi piccanti che, se riferiti verbalmente, sembrerebbero pacchiani e volgari.
Le surreali donne di questo libro si innamorano, piangono, hanno una passionalità tutta femminile, vestono elegante lingerie, eppure hanno quel particolare che, nell’atipica dimensione narrativa creata dall’autore, riesce a non stonare e a trasformarsi in un elemento addirittura indispensabile.
La confezione con cui il prodotto si presenta è bellissima. Ottimi i colori e l’immagine di copertina; spassose le finte réclame nelle risguardie, che pubblicizzano inesistenti prodotti come le calze Certeza o il reggiseno Xtimol e che hanno ovviamente, come testimonial, stupendi esemplari di donne con gli attributi; puntuali e intelligenti, infine, gli interventi redazionali, costituiti da una prestigiosa prefazione di Mœbius e un lucido e chiarificatore intervento di Luigi Abbate e Francesco Coniglio. Da leggere ed apprezzare.


Roberto Baldazzini
Casa HowHard

Collana «Blue», n. 2, Roma, Castelvecchi, 1997
60 pp. b/n, copertina cartonata a colori, filo refe, L. 20.000 (oggi euro 10,50)
Libro per adulti
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