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mercoledì 13 febbraio 2008

Vignette Maometto, arrestati killer

Avevano ordito un piano per uccidere uno dei 12 autori della vignette su Maometto, pubblicate nel 2005 dalla stampa locale, che suscitarono un'ondata di indignazione e rabbia in tutto il mondo islamico. La polizia però è arrivata prima e ha arrestato diverse persone, le cui identità restano celate per espressa volontà degli inquirenti di Copenhagen.


La vittima designata dai presunti terroristi, secondo il giornale 'Jyllands-Posten', sarebbe il 73enne disegnatore Kurt Westergaard, autore della vignetta ritenuta più oltraggiosa, che ritraeva il Profeta con una bomba nel turbante.

Un portavoce dei servizi segreti danesi PET ha confermato che l'operazione per smantellare la presunta cellula terroristica è avvenuta all'alba, nella località di Aarthus: gli arresti hanno carattere "preventivo" perché i presunti terroristi erano "nella fase iniziale" dei preparativi di un atto terroristico contro uno dei 12 vignettisti.

Omaggio ad Angese

Sergio se ne e’ andato con grande eleganza, magro da far paura, con in testa il basco con la stella rossa, la barba quasi bianca, estremamente bello anche se scheletrico. Elegante come quando cavalcava lo stallone bastardo che aveva comprato a prezzo di carne da macello e trasformato in un magnifico alleato.” Così Jacopo Fo racconta sul suo sito e su quello di Angese, al secolo Sergio Angeletti, la scomparsa del vignettista/fumettista avvenuta oggi a Perugia per un tumore incurabile scoperto pochi mesi.

Nato a Roma nel 1952, Angese è stato uno dei protagonisti e dei testimoni della grande stagione creativa che ha toccato il fumetto negli anni Settanta e Ottanta. Ha pubblicato le prime strisce nel quotidiano romano Paese Sera, lo stesso dove hanno esordito le Sturmtruppen di Bonvi e le prime vignette di Forattini, per poi contribuire alla nascita di uno dei settimanali più straordinari degli anni settanta, Il Male, ideato da Pino Zac e Angelo Pasquini, di cui divenne uno dei protagonisti con Vincino, Altan, Saviane, Scòzzari, Pazienza, Tamburini. Dopo la chiusura de Il Male, passò a collaborare con Tango, Cuore, l'Espresso e Satyricon (supplemento del quotidiano la Repubblica). Molto lunga e creativa la collaborazione con Linus, dove pubblicò storie memorabili su Craxi e Martelli, interviste a uomini di partito come Natta, De Michelis e un giovanissimo Veltroni, e l’inserto Avaj, nome nato dalle iniziali di Angese, Vauro, Andrea Pazienza e Jacopo Fo. Tra i suoi libri, citiamo Tetwork, satira al vetriolo dell’allora nascente impero televisivo di Berlusconi. Nel 1982 e nel 1993 è stato vincitore del Premio di Satira politica per la grafica e per l'insegnamento del giornalismo disegnato.

Eppure negli ultimi anni le sue apparizioni sulla carta stampata si erano diradate, fino a scomparire. Complici la disillusione politica che lo ha portato a trasferirsi nella campagna umbra, il suo non apersi adeguare a un mondo diverso da quello cui era abituato a lavorare e vivere, lo stravolgimento del mondo editoriale che ha visto la chiusura delle riviste e degli spazi editoriali nonché della memoria dei grandi autori degli anni settanta, l’ignoranza di un mondo editoriale che non ha saputo apprezzarne le capacità. Come dice ancora Jacopo Fo: “Le grandi testate per le quali disegnava lo hanno cacciato perché non riusciva proprio ad arruolarsi nel manierismo leccaculo dominante. (…) E credo sia giusto dire che molto nella sua malattia ha pesato l'essere cacciato, esiliato, lasciato per anni senza lavoro. Lui non ha mollato, ha continuato giorno dopo giorno a pubblicare le sue straordinarie storie su http://www.angese.it/. Giorno dopo giorno, nonostante nessuno lo pagasse per farlo. Incredibile costanza. È andato così avanti per anni. Tentando continuamente nuove strade, resistendo nel dialogo con un pubblico di amanti della satira che lo avevano scovato nella rete. Sergio ha collezionato una quantità incredibile di porte sbattute in faccia. L'unico lavoro che gli era restato era uno spazio quotidiano sulla Nazione-Resto del Carlino, pagato una cifra vergognosamente bassa. Uno spazio concesso quasi con fastidio, in una situazione nella quale qualunque sua proposta veniva bruciata sul nascere. Sopravviveva in quello spazio perché non aveva altro e non voleva smettere di raccontare, comunque, a un grande pubblico.”

Con Angese scompare un altro testimone di una straordinaria stagione creativa che in seguito ha visto divorare molti dei suoi figli o rigettare quelli che non si sono omologati. Ora che il privato è di dominio pubblico e che la memoria è un palinsesto da riscrivere a proprio uso e consumo, mancherà la sua testimonianza preziosa su anni cruciali anche dal punto di vista artistico. Colpisce infine la sua dignitosa e discreta scomparsa, fuori luogo per questi tempi ma non per un autore le cui opere erano lette da centinaia di migliaia di persone, le cui ceneri saranno sepolte nella campagna dove aveva vissuto, sotto le pietre che aveva colorato e dove aspetterà chiunque vorrà passare di lì a fare due chiacchiere.
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