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venerdì 11 gennaio 2008

Hollywood, via ai licenziamenti


Lo sciopero degli sceneggiatori che dallo scorso 5 novembre sta paralizzando Hollywood facendo saltare la cerimonia dei Golden Globe, mette a rischio la notte degli Oscar del 24 febbraio e rischia di far perdere il lavoro a migliaia di dipendenti. Le major (la Warner Bros in testa) hanno annunciato che i licenziamenti non tarderanno. La legge infatti li rende leciti se il datore di lavoro dà un preavviso di 60 giorni.
La Warner Bros, riporta "La repubblica", ha previsto di tagliare mille impiegati a partire dall'11 gennaio, mentre la Fox e altri Studios hanno eliminato i pagamenti per le ore di straordinario. Lo sciopero degli sceneggiatori sta infatti minando alle fondamenta i pilastri su cui si regge lo star system: con la cancellazione della cerimonia dei Globe, del 13 gennaio, alcuni sponsor importanti (Citigroup, Prudential) si sono defilati. La NBC, che per la serata si era impegnata in contratti pubblicitari ha dovuto ripensare il suo palinsesto e dovrà rimborsare i committenti. Si pensa a una perdita, in termini economici enorme, se lo scorso anno la raccolta pubblicitaria per la notte dei Golden Globe fu tra i 10 e i 15 milioni di dollari.

Incommensurabili i danni se dovesse saltare la più famosa Notte degli Oscar. Il budget stanziato, la copertura in mondovisione e gli interessi che ruotano intorno alla cerimonia più importante di Hollywood sono tanti e tali che metterla a rischio significherebbe colpire al cuore il cuore stesso del sistema. Per ora i contratti con sposor e star sono stati confermati e si conta di raggiungere in tempo un accordo. ''Non è pensabile, e siamo convinti che non avverra''' ha sottolineato la portavoce della Academy Awards Leslie Unger, mentre il produttore della ''notte delle stelle'', Gil Gates, resta determinato a non modificare di una sola virgola quanto è stato programmato per il 24 febbraio.Ma l'ultima parola spetta a loro, gli sceneggiatori, senza i quali, ancora non c'è traccia di vero spettacolo (nonostante ciò che dicono i creatori di reality show).

Tutte le bufale della pseudo-medicina

Lo sentiamo dire da sempre e, alla fine, abbiamo finito per convincerci che le cose stanno proprio così: ad esempio si pensa comunemente che bere due litri d'acqua al giorno faccia bene, o che si usi solo il 10% del cervello, o ancora che per rinforzare i capelli occorre tagliarli. Sarà forse un brutto colpo, ma sembra che non sia poi così vero, almeno secondo quanto rivela uno studio
pubblicato dal British Medical Journal, nel quale si smentiscono molte convinzioni popolari entrate ormai a far parte dell’immaginario collettivo, anche in quello degli stessi medici.

I ricercatori dell'Università dell'Indiana si sono divertiti a smentire alcune di queste “leggende metropolitane”, attraverso verifiche sull'effettiva pubblicazione su riviste scientifiche,. “Siamo stati sorpresi anche noi di scoprire che sono falsi miti - spiega Aaron Carroll, uno degli autori - perché sono cose che spesso vengono raccomandate ai pazienti”.

Il primo mito abbattuto dalla ricerca è il consiglio di bere otto bicchieri d'acqua per stare bene, una delle indicazioni principali dei dietologi. In realtà l'unica traccia su questa teoria risale al 1945, in particolare ad una raccomandazione del “Nutrition Council” americano. L’indicazione però parla in generale di “fluidi”, non di acqua. Spiega Rachel Vreeman, co-autrice dell'articolo: “La quantità indicata, appunto circa due litri, comprende anche l'acqua contenuta negli alimenti, o nelle bevande come il caffè”.

Fra le leggende metropolitane più comuni in campo medico c'è la convinzione che gli esseri umani usino il 10% del proprio cervello (ma dove l'ho già sentita, forse forse in Ken il guerriero, anche se lì diceva 30%, e un centinaio di altri cartoni aniamti). La credenza resiste, anche se ormai è possibile monitorare il funzionamento della materia grigia in tempo reale grazie alla risonanza magnetica: questo sistema di indagine non ha mai fatto emergere zone del cervello inattive. “Questo mito risale addirittura ai primi del '900 - scrivono gli autori - e molto probabilmente è dovuto a sedicenti esperti che vendevano sostanze, come l'olio di serpente, con la pretesa che aumentassero le capacità cerebrali”.

Ancora più antica di questa e riferita soprattutto nelle storie dell’orrore, tanto che gli autori non sono riusciti a rintracciare la sua origine, è la credenza, che i capelli e le unghie continuano a crescere per alcuni giorni dopo la morte:''Si tratta in realtà di un'illusione ottica - spiega Carroll - dovuta al fatto che quando si muore i tessuti del corpo cominciano a disidratarsi, la pelle si ritira e quindi le unghie sono più evidenti”. Una cosa simile, sostiene lo studio, succede ai capelli anche dei vivi, che contrariamente a quello che si pensa non crescono più forti e più sani se vengono tagliati a zero. Anzi, a questo proposito uno studio scientifico, datato 1928, dimostra senza equivoci che il taglio non ha nessun effetto sulla struttura dei capelli. La leggenda ha preso piede, proprio perché apparentemente i capelli appena tagliati appaiono più forti, ma non è vero altrimenti Bruce Willis adesso avrebbe i capelli di Hulk Hogan.

I due ricercatori stanno raccogliendo decine di leggende metropolitane mediche, che finiranno in un libro. Tra queste ci sono anche il fatto che leggere con la luce bassa rovina gli occhi (in realtà non ci sono effetti sulla vista), o il mito diffuso negli Stati Uniti che mangiare carne di tacchino mette sonnolenza.
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